Domenica 14 giugno 2020  Mattioli

La domenica in Biblioteca

Non potendo farlo di persona, ci piace accompagnarvi tra gli scaffali della nostra Biblioteca con questo appuntamento settimanale che presenterà ogni volta un libro, un codice, un documento di cui potremo narrarvi la storia, mostrandone la bellezza e l’unicità.

Vogliamo cominciare oggi con quello che fu, ai suoi tempi, un vero e proprio best seller:MATTIOLI, Pietro Andrea (1501-1577). Commentarii in sex librosPedaciiDioscoridisAnazarbei de medica materia, iamdenuo ab ipso autore recogniti, et locis plus mille aucti. Adiectismagnis, acnovisplantarum, acanimaliumiconibus, supraprioreseditioneslonge pluribus, ad vivumdelineatis. Venezia, Vincenzo Valgrisi, 1565.

PRIMA EDIZIONE LATINA ILLUSTRATA CON LE FIGURE GRANDI.L’opera, pubblicata per la prima volta in italiano da Niccolò Bascarini (Venezia, 1544), venne ristampata con alcune aggiunte nel 1548, nel 1550 e nel 1552. La prima edizione della versione latina, che fece conoscere i Commentarii in tutta Europa, uscì presso il Valgrisi nel 1554, accompagnata da oltre cinquecento piccole figure (cm 3,5×9,8) realizzate dall’illustratore udinese Giorgio Liberale. Nel 1554 Mattioli si trasferì, in qualità di medico dell’arciduca Ferdinando, presso la corte imperiale di Praga, dove in quegli anni si trovava anche il Liberale. Questi, insieme a Wolfgang Meyerpeck, disegnò un nuovo set di figure di grande dimensione (cm 22×16) ad illustrazione dell’opera del Mattioli. Le nuove figure furono stampate per la prima volta a corredo della prima versione in boemo dei commentari, che uscì a Praga nel 1562 per i tipi dell’editore Georg Melantrich, il quale era in rapporti associativi con il veneziano Valgrisi. L’anno seguente Georg Handsch, anch’egli in collaborazione con il Valgrisi, le ristampò a Praga per la prima edizione in tedesco dell’opera.
Successivamente le preziose matrici in legno giunsero a Venezia nella bottega del Valgrisi, che se ne servì per la presente edizione, per la quale fu appositamente intagliato un nuovo ritratto dell’autore in medaglione. Il nome dei due artisti compare nella dedica all’imperatore Massimilano II.L’esemplare della Biblioteca Statale di Cremona è caratterizzato da una pregevole acquarellatura di tutte le incisioni – compreso il frontespizio e il ritratto in medaglione dell’Autore; è inoltre impreziosito da una legatura alle armi che, sul dorso, riporta anche il monogramma “VSF”. Il frontespizio riporta la nota di possesso del (forse) primo proprietario: Daniel Engelhardt (Daniele Angelocratore) (1569-1635), filosofo calvinista, arcidiacono di Marburg, delegato al Sinodo di Dort nel 1618. Evento tragico nella sua vita fu la fuga precipitosa, abbandonando tutti i suoi beni, durante la Guerra dei Trent’anni. Il frontespizio dei Commentari riporta anche una data (Anno 1691) altro inchiostro, altra mano, che si riferisce ad un momento successivo: nulla prova che indichi l’ingresso nella biblioteca gesuitica, di certo abbiamo la presenza di questo esemplare nella Biblioteca (allora) Governativa di Cremona, testimoniata dal più antico inventario, del 1810.

Domenica 21 giugno 2020  Miniature

Il nostro secondo appuntamento domenicale è un viaggio nel mondo ricco e affascinante dei codici miniati, dove la pagina supera il ruolo di semplice supporto al testo per divenire campo di espressione artistica. I codici miniati della Biblioteca Statale Cremona rappresentano (come per tutte le biblioteche storiche) il nucleo più prezioso dei fondi manoscritti che, per quanto censito nella gran parte, riserva ancora sorprese nella ricerca e immutato stupore alla vista.

Anche i fondi manoscritti riflettono nel loro ordinamento le vicende storiche che hanno portato la biblioteca cremonese ad assumere la duplice veste di Biblioteca Statale (una volta “Governativa", aggettivo che ancora contraddistingue parte dei codici) e di Libreria Civica, con due distinte linee inventariali. Questo, che può apparire un fatto puramente amministrativo, coinvolge invece la provenienza dei manoscritti e risulta spesso fondamentale per tracciarne l’origine. Dei quasi 4700 manoscritti che costituiscono il patrimonio complessivo della biblioteca, 232 sono quelli databili tra XII e XIV secolo: tra essi sono stati censiti finora 40 codici miniati, di cui 24 appartenenti al fondo Statale (o Governativo) e 16 afferenti al deposito Libreria Civica. A questi ultimi ne vanno aggiunti altri6, fino ad oggi mai considerati negli studi sulla miniatura cremonese (fondamentale il lavoro di Laura Carlino prodotto negli anni Novanta); allo stesso modo si vogliono almeno ricordare le miniature sopravvissute nei frammenti liturgici e quelle che compaiono in un piccolo ma prezioso gruppo di pergamene del XV secolo di origine sforzesca.

A questo punto, non possiamo che augurarvi… buon viaggio!

Sample Text

Domenica 28 giugno 2020  Globi Mercatore

Fra i tesori della Biblioteca Statale Cremona compaiono i globi, terracqueo e celeste, opera del Mercatore (Mercator, latinizzazione del tedesco Kremer, Gerard (Rupelmonde, Fiandre – Anversa, 1512-1594), matematico e cartografo olandese, considerato il più grande geografo del Rinascimento). I globi facevano bella mostra di sé accanto alla scrivania del direttore nella vecchia sede della Biblioteca, nei locali che oggi ospitano il Liceo Ginnasio Statale ‘Daniele Manin’, già sede del collegio gesuitico cui era annessa la chiesa dei Gesuiti, San Marcellino. Da sempre, i globi appartengono alla Biblioteca: erano lì con tutta probabilità come parte dell’eredità del vescovo Cesare Speciano (1539-1607), che porterà i Gesuiti a Cremona e legherà la propria cospicua biblioteca,al collegio, costituendo così quello che diventerà il nucleo originario della Biblioteca Statale Cremona (ma di questo, parleremo una prossima domenica). È importante sottolineare la probabile appartenenza dei globi a Speciano (che potrebbe aver conosciuto il vecchio Mercatore alla corte asburgica), poiché la sua collezione è ricca di opere geografiche notevoli, molte delle quali con caratteristiche analoghe ai globi in oggetto: ad oggi, tuttavia, non è stato possibile verificare questa ipotesi. È stato solo però alla fine dell’800 che, grazie a uno studioso straniero in visita a Cremona, i globi sono stati riconosciuti per quello che erano: una vera rarità. Se ne contano quattro coppie in Italia: a Prato (Biblioteca Roncioniana), Urbania (dove costituiscono il pezzo principale dei Civici Musei), Roma (Osservatorio astronomico) e la coppia cremonese. Nel mondo, se ne dovrebbero contare poco più di una ventina, di cui una in Nord America (Harvard Library College). I Globi, che si sono conservati in maniera egregia ma che nel tempo sono stati forse oggetto di verniciature che, con la polvere, ne avevano offuscato la brillantezza dei colori, sono stati sottoposti ad un’operazione di lieve restauro (più che altro, pulitura) nel 2016, grazie al contributo del Rotary Club Cremona e dell’ Inner Wheel Cremona. Oggi sono conservati, in moderne teche, in una delle Sale espositive della Biblioteca Statale Cremona.

Domenica 5 luglio 2020   Facsimili

Per il quarto appuntamento di Domenica in Biblioteca proponiamo la presentazione di una sezione delle nostre raccolte che non è sicuramente originale ed è certo condivisa con molte altre realtà bibliotecarie, ma sulla quale abbiamo avuto occasione di fare una riflessione in occasione della riorganizzazione di alcune sale e dei magazzini, iniziata prima della forzata sospensione per emergenza Covid ed ora ripresa: parliamo delle edizioni in facsimile e della loro presenza nel nostro patrimonio in varie sezioni della Biblioteca: le riproduzioni in facsimile di esemplari unici rappresenta tanto uno strumento di conoscenza e di tutela di questi beni quanto offre anche la possibilità di un vero e proprio tour tra i tesori straordinari conservati nelle biblioteche di tutto il mondo.

La Biblioteca Statale di Cremona ha da sempre una particolare attenzione per gli studi paleografici e codicologici, che trova una spiegazione anche nel suo carattere di biblioteca storica, con un patrimonio di codici e documenti da sempre studiati: da qui la necessità di acquisire tutti gli strumenti che di volta in volta favorissero questo studio.

Quando nella seconda metà dell’Ottocento, con  il deposito della  Libreria civica, il patrimonio dell’allora Biblioteca Governativa venne arricchito  ulteriormente di codici (spesso miniati) e pergamene dell’archivio comunale, ci fu un rinnovato interesse per gli antichi testi, sollecitato anche dalla presenza di personaggi come gli storici locali Francesco Robolotti e Angelo Grandi, o Lorenzo Astegiano (con i 2400 documenti pubblicati nel suo Codice diplomatico cremonese) prima, poi  filologi come Francesco Novati e il suo allievo Angelo Monteverdi o studiosi come Ugo Gualazzini; un fervore di ricerca cui non furono estranei, soprattutto nell’ambito codicologico e del libro antico, anche direttori della Biblioteca Statale come Gennaro Buonanno (1886 – 1893), Filippo Salveraglio (1894 – 1901) e Vittorio Finzi (1912 – 1933), ben consapevoli dell’interesse del patrimonio dell’istituto che dirigevano e attenti nell’acquisire per lo stesso i più recenti strumenti di studio, facsimili compresi.

Infine, promotore delle iniziative editoriali in facsimile fu in molti casi il Ministero dell’Istruzione Pubblica – da cui all’epoca le biblioteche dipendevano – che non mancava di far pervenire in dono all’Istituto i volumi prodotti. 

Non è quindi un caso la presenza di esemplari in facsimile pubblicati alla fine del secolo scorso, come laCollezione fiorentina di facsimili paleografici greci e latiniriprodotti dal 1884 al 1897con le foto incisioni eseguite dai fratelli Cardini di Firenzenel formato di tavole raccolte in cartelle o l’Epigrafia latina del 1898. L’attenzione al facsimile come strumento non solo di tutela del bene ma anche di primo approccio per lo studio è quindi di lunga data e si è consolidata con la presenza in città, dai primi anni Cinquanta, di una Scuola di Paleografia e filologia musicale, che tra i programmi di studio non si limitava all’aspetto musicale, ma lo ampliava allo studio dei documenti e dei manoscritti.

 Tutto ciò si concretizza nella presenza, nella Biblioteca Statale, di un luogo dedicato come la Sala speciale di Codicologia e Bibliologia, nella quale, accanto a studi e testi, sono proposti anche una parte della consistente raccolta di edizioni facsimilari di cui è ricca la Biblioteca. Allestita intorno alla metà degli anni Settanta in quella che era stata, dal 1943, la prima Sala dei Ragazzi in una biblioteca italiana (trasferita in un corpo dell’edificio più moderno), ha oggi una consistenza di circa tremila volumi a scaffale aperto, di cui la metà specifici per lo studio della paleografia e codicologia: di questi, quasi un centinaio sono facsimili, siano essi riproduzioni complete e perfette (Voll-faksimile) sia semplici riproduzioni fotografiche dell’originale: appartengono a questa raccolta: Il codice musicale Panciatichi 26 e La Geste Francor, ma molti altri ve ne sono di interessanti e anche curiosi, come l’Exultet-Rolle, riproduzione del codice Vat.Lat.9820 della Biblioteca Apostolica Vaticana, interamente miniato e caratterizzato dal formato in rotulo,o i cosiddetti Tarocchi dei Visconti, 78 carte da gioco del XIV secolo, forse appartenute ai duchi di Milano e la cui decorazione è attribuita a Bonifacio Bembo e alla sua cerchia. Altri facsimili sono conservati naturalmente anche nei magazzini in un fondo dedicato, come sempre distinto nelle due linee inventariali di Biblioteca Statale e Libreria civica, nelle quali sono comprese rispettivamente 159 e 123 edizioni in facsimile. Tra essi di particolare interesse quelli esposti: il Codex Purpureus, l’autografo manzoniano dell’ode Il cinque maggio, la riproduzione facsimilare della editio princeps della Commedia  (Foligno 1472) di Dante Alighieri e il cosiddetto Virgilio Vaticano.

 I facsimili più pregevoli dal punto di vista editoriale sono invece conservati nella sezione “Rari”. Tra i posseduti, ricordiamo il prezioso Offiziolo Alfonsino, il Libro d’ore appartenuto ad Alfonso I d’Este che, smembrato nel tempo e privato di 14 miniature, ha ritrovato proprio grazie al progetto dell’edizione in facsimile la proprio integrità codicologica; e la sontuosa Cosmografia di Tolomeo, riproduzione del del ms. Par. Lat. 10764 della Bibliothèque Nationale de France. Ma anchealtri avrebbero potuto essere altrettanto significativi: dalla Genealogia dei principi d’Esteal Pontificale di Bonifacio IX  alla Carta del Cantino,per ricordarne solo alcuni.

 

Domenica 12 luglio 2020 Cifrario Sforzesco

#DomenicainBiblioteca

Dagli scaffali della Biblioteca abbiamo scelto per questo appuntamento della domenica un oggetto particolare, meno appariscente di quelli che l’hanno preceduto, ma sicuramente più misterioso: un Cifrario quattrocentesco, utilizzato nell’ambito della diplomazia della corte sforzesca, basato – come altri appartenenti a questo ambito- sul sistema della sostituzione monoalfabetica, dove ogni consonante e ogni vocale possono essere sostituite da segni.

Nel 1937 presso la Biblioteca Statale viene riunito al deposito della Libreria Civica il cosiddetto fondo Albertoni, costituito dalla biblioteca dell’omonima nobile famiglia cremonese, ricco anch’esso di documenti d’archivio e manoscritti. A questo nucleo appartiene il Cifrario sforzesco (ms. Albertoni 97), che si viene ad inserire nel novero di cifrari raccolti dalla cancelleria sforzesca a Milano per l’uso corrente, come il codice 2398 della Biblioteca Nazionale di Vienna, il codice Z 198 della Biblioteca Ambrosiana di Milano e il ms. reg.duc. 39 dell’Archivio di Stato di Milano: di questi tre codici Lydia Cerioni (La diplomazia sforzesca nella seconda metà del Quattrocento e i suoi cifrari segreti, Roma 1970)  ha scritto che hanno somiglianze nella pergamena, particolarmente raffinata, nelle mani e nell’impostazione della pagina, ma soprattutto che sono tutte raccolte destinate alla consultazione e possono, per motivi diversi, essere ricondotti all’attività della cancelleria ducale guidata da Cicco Simonetta, ‘uomo degli Sforza’ al quale si attribuisce l’invenzione del codice utilizzato. Il ms. Albertoni 97 ha caratteristiche assolutamente compatibili con i precedenti (soprattutto con la raccolta viennese), caratteristiche che attendono ancora di essere studiate, essendo il codice rimasto fino ad oggi conosciuto – e recentemente –  solo all’interno della Biblioteca. Il cifrario è stato esposto per la prima volta in occasione della mostra “Le carte degli Sforza”, Cremona, Biblioteca Statale, 17-24 maggio 2018.

Vari elementi esterni sembrano confermare un uso pratico del cifrario e interventi coevi di aggiornamento, da una triplice numerazione che è spiegabile solo con i riferimenti a due diversi indici inserimenti progressivi delle missive e, soprattutto, il permanere, nonostante la legatura, delle piegature delle carte, che rimanda direttamente a quella tipica delle missive: i testi criptati furono solo in un secondo momento raccolti, a costituire un centone di pronta consultazione. I nomi dei mittenti e dei destinatari spesso sono in chiaro: Francesco Sforza, Cosimo de’ Medici, Foschino Attendolo, Filippo Borromeo sono alcuni dei protagonisti della storia quattrocentesca che appaiono dal cifrario.

Le cifre si direbbero raccolte in ordine cronologico, pur non essendo tutte datate, e coprono un arco temporale che va dal 1444 al 1479 (presenti in ogni anno meno il 1478).

BSCr, LC, ms. Albertoni 97

[Cifrario sforzesco]

Membr., 15. sec.  210 cc. num. moderna, 230 x 165 mm (c.1), legatura novecentesca (mezza pelle e carta marmorizzata).

Inchiostro bruno, scrittura di due mani. Specchio della pagina a due colonne da c.1r a c.3v, 29/30 righe bianca c.4r/v, da c. 5R a c.10v una colonna, 34/35 righe. Da carta 11 iniziano le missive cifrate, quindi le righe sono legate all’impostazione delle stesse.

Domenica 19 luglio 2020 Album Amicorum Ruggero Manna

Questa domenica vogliamo proporre un oggetto particolare, sia per caratteristiche esterne che per contenuti:si tratta dell’Album amicorum del compositore Ruggero Manna (Trieste, 7 aprile 1808 – Cremona, 13 maggio 1864), http://www.treccani.it/enciclopedia/ruggero-manna_(Dizionario-Biografico)/ figlio di Pietro, conte cremonese rappresentante di una delle più antiche famiglie della città , e di Carolina Bassi, celebre cantante napoletana (http://www.treccani.it/enciclopedia/carolina-bassi_(Dizionario-Biografico)/).

L’Albun amicorum  del musicista cremonese rappresenta una sintesi della rete di rapporti, amicali ma anche musicali, che circondavano lui e la sua famiglia, offrendoci uno spaccato della vita musicale, ma anche artistica e sociale.

Il volume, di formato oblungo, raccoglie prose, poesie, stralci musicali (o complete, brevi composizioni), disegni e piccoli dipinti di personaggi noti e meno noti, con un modello tipico di questo genere così comune nell’Ottocento e che, in ambito musicale, ha un esempio ricchissimo nei due volumi dell’Album appartenuto a Francesco Florimo e conservati nella Biblioteca del Conservatorio di musica S. Pietro a Majella  a Napoli. Anche l’Album di Ruggero Manna presenta nomi interessanti, nell’ambito musicale (Rossini, Mercadante, Verdi, Bazzini,  Lauro Rossi ed altri), alcuni dei quali ci dicono come l’Album fu utilizzato anche successivamente alla morte del musicista (Franco Faccio e Giacomo Puccini), in quello letterario (Aleardi, Dall’Ongaro –Antonio, non Francesco-, Ferretti ecc.), artistico (Vertua, Signorini – Giovanni, padre del più noto Telemaco) e poi personaggi della Cremona ottocentesca (lo storico Robolotti, i medici Geromini e Stradivari) e anche un bibliotecario, Stefano Bissolati – padre del politico Leonida-, direttore per venticinque anni della nostra Biblioteca Statale (allora Governativa).

L’Album si presenta subito come un oggetto di pregio, con la sua coperta in seta ricamata con fettuccia, perline e fili d’argento e prosegue con un’antiporta dipinta e un frontespizio che ci restituisce l’immagine dello stesso Ruggero Manna nei suoi ruoli musicali.

Proponiamo una scelta delle dediche, come a sfogliare velocemente questo esemplare, a cui dedicheremo in altro luogo più spazio.

  1. Acquarello di C. Picozzi aprile 1852,
  2. Acquarello firmato [Car]lo Righi, 1847, rappresentante il teatro / in una serie di vignette che rappresentano lo stesso Manna ritratto di volta in volta come spettatore da un palco, insieme ad alcune dame, mentre dirige l’orchestra suonando un violino. Al centro, trompl’oeil  con tre biglietti da visita sovrapposti dei quali il centrale riporta il titolo (Album), in quello di sinistra si intravedono le parole: “A Don Rugg[…] Maest[…]”e in quello di destra : “[…]lo Righi […]l 1847”.
  3. (Un nulla),Andantino canto e pf. Musica di Gioacchino Rossini, dedica: «A Ruggero Manna, degno figlio di tanta madre!! G. Rossini. Parigi, 28 ottobre 1860». Si tratta de Il rimprovero (Mi lagnerò tacendo della mia sorte amara/ oh! ma ch’io non t’ami o cara…) dalle Soirées musicales (testo di Metastasio)/
  4. Andantino per vl e pf in do magg.(framm.). Musica di Antonio Bazzini con dedica: All’egregio Maestro D. Ruggero Manna in segno di verace stima A. Bazzini. Cremona 4/4 56». /Antonio Bazzini si trovava in quei giorni a Cremona, dove la sera del 3 aprile 1856 tenne una acclamata accademia
  5. Canone alla 4. inferiore Musica di Lauro Rossi, Milano 4 maggio 1852
  6. Giovanni Signorini, Il campanile di Giotto di Firenze, 1852, disegno a matita.
  7. Julie Schizzi, Marina, olio su cartoncino, applicato, 170 x 246 mm./
  8. Felice Giuseppe Vertua, Villa Manna Roncadelli di Grumone di Corte de’ Frati vista dall’Oglio, acquarello monocromo firmato “F. G. Vertua dal vero”./

#laculturanonsiferma

#iorestoacasa

Domenica 26 luglio 2020  Fondo Cozio

#DomenicainBiblioteca

In questo settimo appuntamento con la #DomenicainBiblioteca vogliamo proseguire nel viaggio alla scoperta del patrimonio della Biblioteca Statale di Cremona, presentandovi il cosiddetto Fondo Cozio, una raccolta documentaria legata al tema della liuteria, fortemente identitaria in una città come Cremona, la cui tradizione liuteria è riconosciuta patrimonio Unesco. Facile quindi comprendere l’importanza di questo fondo, costituito dai manoscritti e dal carteggio del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue (Casale Monferrato 1775 – Salabue 1840), collezionista e abile commerciante di strumenti ad arco. La sua raccolta comprendeva un gran numero di strumenti costruiti da Amati, Stradivari, Guarneri. In particolare entrò in trattative con gli eredi di Antonio Stradivari ottenendo più di dieci violini, altri strumenti non finiti oltre alle forme, agli stampi e ai ferri che si trovavano nella bottega del liutaio cremonese dopo la sua morte. Il fondo Cozio pervenne alla Biblioteca Statale di Cremona (deposito Libreria Civica) negli anni successivi il 1973, dopo essere stato conservato per alcuni decenni presso il locale Museo Civico al quale era stato donato dal liutaio bolognese Giuseppe Fiorini nel 1930. Il carteggio del conte Cozio è stato oggetto di studi dalla fine dell’Ottocento (F. Sacchi, Il conte Cozio di Salabue : cenni biografici di questo celebre collettored’istrumenti ad arco e suo saggio critico sulla liuteria cremonese, Milano 1898) ai giorni nostri).

Ma oggi, tramite il fondo Cozio, vogliamo anche ricordare un importante progetto volto alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio e uno strumento di ricerca qual è la Biblioteca Digitale Italiana, rappresentata sul portale Internet Culturale: un aggregatore di repository digitali sparsi sul territorio italiano appartenenti a biblioteche di varia provenienza e specializzazione.

Qui l’intero fondo Cozio (ogni singola pagina di ogni documento), rielaborato in digitale, è descritto e consultabile: un viaggio che vi invitiamo a fare, spingendovi anche oltre, tra quanto offrono i cataloghi e le collezioni digitali delle biblioteche italiane.

http://www.internetculturale.it/it/41/collezioni-digitali/29433/documenti-manoscritti-del-fondo-ignazio-alessandro-cozio-di-salabue-collezionista-di-strumenti-ad-arco

#laculturanonsiferma

 

Domeniva 2 agosto  Rembrant

#DomenicainBiblioteca

Quella che vogliamo raccontare in questa ottava #DomenicainBiblioteca, appuntamento settimanale alla scoperta del patrimonio della Biblioteca Statale di Cremona, è una storia di tutela che parte da lontano: “Lascio la raccolta delle stampe del Rembrandt alla Biblioteca pubblica di questa città pregando che siano conservate diligentemente”. Con queste parole nel suo testamento l’abate Luigi Bellò (1750-1824, letterato, fine latinista e personaggio di spicco nella Cremona del primo Ottocento, nonché direttore della nostra Biblioteca dal 1793 al 1810), legava indissolubilmente alla Biblioteca Statale di Cremona la sua pregevole collezione di 108 incisioni di Rembrandt, prezioso nucleo che costituisce una delle più interessanti raccolte di stampe dell’artista olandese conservate in una biblioteca italiana.

Naturalmente, la volontà del Bellò è stata rigorosamente rispettata dai suoi successori e le incisioni di Rembrandt sono state custodite – con una attenzione un po’ gelosa – tra il materiale più raro della Biblioteca, finchè nell’ultimo scorcio degli anni Ottantasono stati oggetto di una mostra e del relativocatalogo : Rembrandt. Le acqueforti della Biblioteca Statale di Cremona. Catalogo critico illustrato di Angelo Ottolini, prefazione di Luisa Cogliati Arano, introduzione di Goffredo Dotti (Roma 1989) https://www.bibliocremona.it/rembrandt-le-acqueforti-della-biblioteca-statale-di-cremona/

 In questa momento tuttavia non tutte le incisioni vennero prese in considerazione, una trentina rimasero ancora nell’ombra: l’occasione della #DomenicainBiblioteca  ci consente di presentare le opere allora non inserite in catalogo: alcune di esse ( come il “Ritratto del figlio Tito” o “Il buon Samaritano”) sono state esposte nell’ottobre 2019, in occasione della  #DomenicadiCarta, quando Biblioteca Statale di Cremona e Archivio di Stato di Cremona hanno unitamente proposto la presentazione del volume di Andrea Fenocchio “Luigi Bellò tra Rembrandt e Manzoni" (Ronca, 2019), accompagnandola  da due mostre, una bibliografica e l’altra documentaria, legate alla figura dell’abate Bellò.

Con oggi la #DomenicainBiblioteca si prende una piccola pausa estiva: vi aspettiamo a settembre, con altre proposte e, speriamo, con una situazione sempre migliore e la possibilità di incontrarci non solo sul web.

Buona estate!

#laculturanonsiferma